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Abazia

CENNI STORICI DELL'ABBAZIA

 

1172

Secondo un’attendibile tradizione l'abbazia è fondata da monaci cistercensi giunti nel 1147, provenienti forse dall’abbazia di Chiaravalle Milanese o da quella di Locedio (Vercelli). I cistercensi, ovunque grandi costruttori ed anche grandi bonificatori e coltivatori di terre, edificano questa loro abbazia nella “selva di castagnola” (era un fitto bosco che si estendeva in tutta la bassa vallesina) e mettono a coltura vari appezzamenti di terreno.

 

1177

Un diploma di Federico I Barbarossa attesta che il monastero di Chiaravalle gode di alcuni diritti sul territorio circostante.

 

1248

A questa data l’abazia può contare su ben 40 monaci (oltre ad un numero forse maggiore di conversi e novizi), ciò testimonia la vasta estensione e la grande importanza del complesso monastico, tanto da diventare oggetto delle mire espansionistiche del libero comune di Jesi e successivamente anche di Ancona.

 

1300-1550

Ogni anno la città di Jesi organizza la cosiddetta “Armata di Chiaravalle”, con cui afferma i diritti di protezione nei confronti dell’Abazia, ponendosi spesso in conflitto con Ancona, che talvolta diviene guerra aperta, fino a che papa Giulio II la proibisce definitivamente.

 

1408

Per ordine del pontefice, l’abbazia passa sotto amministrazione commendataria e viene affidata spesso a gestori laici, non sempre onesti; tale amministrazione dà origine al declino economico e politico che perdura fino al 1700.

 

1486

Le viene conferito il privilegio di essere dichiarata “abatia nullius”, cioè non più soggetta, sul piano ecclesiastico, al vescovo diocesano, ma alle dirette dipendenze della Santa Sede.

 

1499

Sopraggiunte altre difficoltà, i monaci cistercensi si ritirano in Francia per 55 anni durante i quali vengono sostituiti dai francescani.

 

1759

Anno della creazione della prima Manifattura Tabacchi, centro propulsore dell’economia di tutta la zona circostante, per opera dell’abate commendatario card. Corsini. Egli assicurò una gestione oculata e intelligente del patrimonio, ebbe cura dei monaci, autorizzò la coltivazione del tabacco: a tutto questo si deve la nascita e il consolidamento nel tempo della cittadina di Chiaravalle.

 

1797

Il governo napoleonico procede ad un primo esproprio dei beni monastici, confermato dal Congresso di Vienna che ne concede parte in appannaggio ad Eugenio Beauharnais, ex re di Napoli.

 

1860

Lo Stato italiano, appena formatosi per l’annessione delle Marche, decreta un ulteriore esproprio dei beni appartenenti ai monaci e incamera i terreni e la fiorente fabbrica manifatturiera, causando l’impoverimento totale della comunità monastica, la quale, comunque, sopravvive e mantiene la cura delle anime.

 

1985

I cistercensi si ritirano definitivamente dall’abazia, che passa sotto l’amministrazione e poi giurisdizione del clero diocesano.

 

 

 

 

CENNI STORICI SUI CISTERCENSI

 

Roberto, Alberico, Stefano: l’esperienza storica dell’ordine dei Cistercensi è legata, nella sua fase iniziale, a questi tre nomi di santi abati. Essi hanno fondato (Roberto di Molesme nel 1098, nel luogo selvaggio di Cistercium, a sud di Digione), dato vita e accresciuto l’ordine per riformare la regole benedettina e farle ritrovare quel rigore, quella asciutta ricerca di perfezione monastica, quella dedizione a Dio e alla carità che aveva fin dalle origini. Ben presto l’ordine si estende in tutta l’Europa, costituendone uno dei fattori unificanti in epoca medievale fino ad arrivare a 725 case di monaci all’inizio del 1300. Tutto questo costituisce le premesse di quell’influenza sociale, culturale e politica che ebbero i Cistercensi (un esempio su tutti è quello di San Bernardo) nella società europea dell’epoca. Tra alterne vicende (essi risentiranno fortemente della Riforma Luterana e del sistema commendatario) dopo il Concilio di Trento riprenderà il fervore iniziale, che oltrepasserà le dure prove della Rivoluzione Francese e arriverà nel 1892 a vedere nascere dal proprio interno un ramo più ascetico e claustrale: l’Ordine Cistercense della Trappa. Oggi in tutto il mondo sono presenti circa 300 monasteri con 6500 monaci e monache.

 

 

 

 

SAN BERNARDO

 

Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) fonda nel 1115 il monastero di Clairvaux, in Francia, che ha dato nome a tante altre abazie anche in Italia, tra cui la nostra Chiaravalle di Ancona. Egli riprende e conduce con mirabile virtù i temi della spiritualità cistercense: povertà (evidente anche nella scelta dei luoghi impervi e sperduti), uguaglianza (tutti i monaci vivono allo stesso modo, senza badare alle differenze sociali), preghiera e lavoro, predilezione per la Vergine Maria. Nel 1174 viene proclamato santo e la sua festa è fissata al 20 agosto, giorno della sua morte.

Ma non possiamo ignorare la grande influenza che Bernardo ha avuto nelle questioni politiche e culturali del suo tempo: interviene in modo attivo e decisivo nello scisma del 1130, corregge con padronanza gli errori di Abelardo, assume parte attiva – nello spirito del tempo – contro gli eretici francesi, tratta da pari a pari con gli imperatori, scrive decine di opere di meditazione, preghiera, teologia, spiritualità, soprattutto concentrandosi sul tema dell’amore, l’amore di Dio per l’uomo e quello dell’uomo verso Dio.

 

 

 

L'ARCHITETTURA CISTERCENSE

 

L’amore di Bernardo per Dio lo porta a concepire un’architettura religiosa strettamente ispirata agli ideali monastici, tanto che si può dire che ogni aspetto di un’abazia cistercense rechi con sé l’insegnamento della fede. La semplicità e la sobrietà della spiritualità cistercense si riflettono nella calcolata razionalità delle forme, nello spogliamento architettonico e nella sobrietà delle suppellettili, così da lasciare intatti e visibili muri e strutture privi di pitture e decorazioni per non distrarre il monaco dalla preghiera. I colori sono del tutto naturali e privilegiano il bianco della purezza e il color terra della semplicità. La chiesa è orientata da ovest verso est perché il fedele entri con la luce del rosone maggiore e si rechi verso l’altare dove sorge il sole – immagine di Cristo risorto e della salvezza da lui apportata. La luce entra dalle alte e strette finestre come simbolo della grazia divina santificante e come espediente per lasciare in ombra la parte alta della chiesa e contribuire alla concentrazione. E’ ripresa l’idea dello slancio architettonico verso l’altro, che spinge il cristiano all’ascesi e al raggiungimento di Dio.

 

 

PROFILO ARTISTICO

 

La chiesa abbaziale, notevole esempio di architettura cistercense e espressione dell’incontro di due correnti stilistiche diverse (romanico e gotico), presenta lo schema tipico delle tre navate (quella centrale a campata più alta, suggestivamente slanciata) con il transetto, l’abside quadrata, fiancheggiata da cappelle anch'esse quadrate. L’edificio ha subito notevoli rifacimenti lungo i secoli, soprattutto a carico del transetto, della cappella del Santissimo Sacramento e di alcuni altari laterali.

All’esterno notiamo il grande portico d’ingresso (risalente probabilmente al XVII secolo), i robusti contrafforti che rimontano il tetto delle navate laterali e salgono sulla centrale. La solenne facciata, a due spioventi, è abbellita da un grande rosone sopra il quale corre una fascia di archetti e si slancia una bifora.

All’interno, è interessante all’inizio della navata laterale destra la presenza di archi a tutto sesto e di pilastri di forma insolita: forse l’attuale altare del Sacro Cuore costituiva la sezione di una precedente chiesa romanica, su cui i monaci cistercensi hanno eretto la struttura attuale.


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